Greenpeace Vs Zara: abiti contaminati da coloranti tossici e cancerogeni

Detox Greenpeace Zara

Zara Detox di Greenpeace

L’associazione Greenpeace estende la campagna Detox contro i più grandi marchi della moda, accusati di utilizzare sostanze chimiche tossiche e coloranti cancerogeni in alcuni capi d’abbigliamento distribuiti in tutto il mondo.

Il rapporto Toxic Threads – The Fashion Big Stitch-Up lanciato ieri a Pechino con una sfilata shock, svela i risultati di un’indagine internazionale sui capi d’abbigliamento di 20 catene di moda famose nel mondo: ZARA, Benetton, Jack & Jones, Only, Vero Moda, Blažek, C & A, Diesel, Esprit, Gap, Armani, H & M, Levi, Victoria ‘s Secret, Mango, Marks & Spencer, Metersbonwe, Calvin Klein, Tommy Hilfiger e Vancl.

Secondo i test analitici di Greenpeace, 141 capi d’abbigliamento contengono sostanze chimiche pericolose – nonilfenoli etossilati, ftalati e alchilfenoli – che, a contatto con l’ambiente, si trasformano in composti tossici che alterano il sistema ormonale dell’uomo. Sono state ritrovate, inoltre, tracce di sostanze cancerogene rilasciate da alcuni coloranti azoici che, oltre a provocare danni alle persone che li indossano, sono causa dell’avvelenamento delle acque del Pianeta.

La campagna si concentra soprattutto contro il marchio di abbigliamento Zara che, insieme ai marchi Pull and Bear, Bershka, Massimo Dutti, Stradivarius, Oysho, Zara Home e Uterque, fa parte del più grande gruppo di distribuzione tessile di moda, la Inditex S.A., al terzo posto al mondo tra i grossisti di abbigliamento.

Lanciata nel 2011, la campagna Detox ha dimostrato il legame tra l’industria tessile responsabile dell’inquinamento delle nostre acque e numerose case di moda famose nel mondo. L’intenzione è di fermare l’avvelenamento delle acque del Pianeta da parte delle industrie che usano sostanze chimiche pericolose nei propri cicli di produzione:

“Greenpeace chiede ai marchi dell’abbigliamento di impegnarsi ad azzerare l’utilizzo di tutte le sostanze chimiche pericolose entro il 2020 – come già hanno fatto alcuni importanti marchi tra cui H&M e M&S – e di imporre  ai loro fornitori di rivelare alle comunità locali i valori di tutte le sostanze chimiche tossiche rilasciate nelle acque dai loro impianti”.

Grazie alle richieste di consumatori attenti, sostenitori e appassionati di moda, Nike, Adidas, Puma, H&M, Marks & Spencer, C&A e Li-Ning si sono impegnate a eliminare le sostanze tossiche dall’intera filiera produttiva.

“ZARA è chiaramente parte del problema. Lavorando con i propri fornitori e scegliendo soluzioni alternative non pericolose, le grandi aziende della moda possono diventare parte della soluzione”.

Sul portale dedicato (http://www.greenpeace.org/italy/zara/) è possibile aderire all’iniziativa con le proprie referenze e diffondere i contenuti della campagna attraverso i principali social network.