Dieci anni dal protocollo di Kyoto, Pecoraro: "Dal 2008 passi indietro sull'emergenza clima"

inquinamentoIn occasione del decimo anniversario dall’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, avvenuta il 16 febbraio 2005, AmbienteQuotidiano ha intervistato Alfonso Pecoraro Scanio, che era presidente dei Verdi nel 2005 quando il protocollo di Kyoto entrò in vigore e nel 2006 divenne ministro dell’Ambiente impegnandosi a tagliare le emissioni nemiche del clima.

Quando l’Italia firmò l’accordo che l’impegnava a una diminuzione delle emissioni serra del 6,5% entro il 2012, ci furono opposizioni fortissime soprattutto da parte dei settori più conservatori del nostro comparto industriale. Cosa è accaduto in questi anni?

Oggi siamo arrivati a meno 20% quindi era un obiettivo possibile e lo abbiamo anche superato. Questo lo dobbiamo in parte alla crisi economica, ma soprattutto è determinato da misure virtuose che hanno portato alla riduzione dell’intensità carbonica del nostro sviluppo economico.

Nel 2014 le emissioni di CO2 in Italia sono state circa 410 milioni di tonnellate di CO2. Sono quasi 30 milioni di tonnellate in meno rispetto al 2013, un taglio del 6-7%. Rispetto al 1990, anno di riferimento per valutare i tagli, siamo a meno 110 milioni di tonnellate di gas serra, 170 se si considera il picco raggiunto nel 2005. Che giudizio da di questi dati?

In pratica abbiamo rispettato gli impegni del protocollo di Kyoto nonostante che proprio nel 2005 quel traguardo sembrava essersi allontanato per l’inerzia del governo Berlusconi ( dal 2001) che aveva puntato su nucleare, inceneritori, fonti fossili e solo alla fine aveva varato un primo conto energia (Scaiola) inefficace.
La riduzione è dovuta, secondo tutti gli osservatori, all’aumento significativo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Come si è arrivati a ciò?

Questo risultato è dovuto proprio alle principali iniziative del governo dell’Unione (2006/2008) ovvero da un lato al secondo conto energia che proprio io ho firmato nel febbraio 2007 sul fotovoltaico ed anche alle altre norme di sostegno alle rinnovabili dall’altro lato agli incentivi e gli sgravi per le ristrutturazioni edilizie e aziendali finalizzate all’efficienza energetica (il cosiddetto ecobonus).
In questi anni siamo arrivati da 50 a 18.000 MW di potenza solare installata, da poche centinaia a circa 600.000 impianti e sono oltre un milione le famiglie e le imprese che hanno ridotto gli sprechi di energia usando l’ecobonus, ovvero la detrazione per le ristrutturazioni con efficienza energetica.

Ma non ha influito anche il ruolo della UE?

Aggiungo infatti che proprio nel 2007 come ministro dell’Ambiente italiano fui in prima linea nell’approvazione della strategia europea 20/20/20 che impose per la prima volta ai singoli stati membri degli obiettivi di riduzione di CO2, di crescita nelle rinnovabili e nell’efficienza e energetica. Infatti a determinare il successo nel taglio delle emissioni climalteranti è stato l’aumento dell’efficienza energetica e dell’uso delle fonti rinnovabili che hanno portato in Italia a una riduzione della domanda di gas naturale (da 70 a meno di 62 miliardi di metri cubi) e del consumo di carbone (secondo le stime dell’Unione petrolifera meno 7% nel 2014). Nel 2014, nel settore della produzione elettrica, le stime preliminari di Terna indicano un aumento del contributo dell’idroelettrico, da 54 a 58 terawattora (+7,5%) e del fotovoltaico, da 21,2 a 23,3 terawattora (+10%). Oggi la produzione di energia rinnovabile copre attorno al 42-43% della produzione nazionale e al 36-37% del fabbisogno elettrico.

Allora è soddisfatto di questo decimo compleanno dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto ?

Certo sono contento di alcuni risultati ma proprio in occasione di questo decimo compleanno dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto, anniversario del tutto trascurato dal governo, servirebbe una sana operazione di verità con un doveroso grazie a quel nostro governo diffamato da lobby e consorterie varie, ma soprattutto serve un’autocritica sui disastrosi anni successivi e una svolta rispetto alle recenti scelte scellerate del decreto ‘competitività ‘ prima e dello Sbloccaitalia dopo.

Cosa chiederebbe quindi all’attuale governo ?

Di fronte agli allarmi sempre più preoccupati e documentati dell’Ipcc-ONU , alle bombe d’acqua, al nuovo record del 2014 (anno più caldo dall’inizio delle rilevazione) occorrono scelte coerenti quindi abrogare le norme antirinnovabili (spalmaincentivi e tassa su autoconsumo) e filofossili (il sostegno a trivellazioni petrolifere nei mari e nelle campagne, agli inceneritori e a vecchie centrali a gasolio e carbone). Inoltre l’Italia deve riprendere quel ruolo abbandonato dal 2008: lavorare per ottenere una vera svolta verde mondiale nel programma Onu per il post 2015 e nel nuovo protocollo sul clima da approvare a Parigi alla COP 21 di dicembre 2015. Se il mondo fallirà a Parigi la lotta al cambiamento climatico sarà persa.