Dalla lotta alla contraffazione e alla falsificazione dei prodotti alimentari italiani 300mila posti di lavoro

cesto di Natale di coldiretti

Dalla lotta alla contraffazione e alla falsificazione dei prodotti alimentari italiani di qualità potrebbero nascere trecentomila nuovi posti di lavoro.

E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti presentata ad Expo in occasione della firma del protocollo d’intesa siglato tra il Ministero delle Politiche Agricole e le associazioni della grande distribuzione per garantire una migliore informazione dei consumatori e favorire nei punti vendita una più facile individuazione dei prodotti a Denominazione di origine. L’Italia è il Paese più forte al mondo per prodotti ‘distintivi’ – ricorda la Coldiretti – con 271 prodotti a denominazione Dop e Igp (cui vanno aggiunte due Specialità agroalimentari tradizionali – Stg), per un totale di circa 90mila addetti e 150mila ettari coltivati. Il valore della produzione è di 6,6 miliardi di euro, mentre il valore dell’export 2014 ammonta a 2,4 miliardi di euro, in crescita del 5 per cento rispetto all’anno precedente. A questi – continua la Coldiretti – vanno aggiunte le 523 denominazioni di origine per i vini e le 39 indicazioni per gli altri prodotti alcolici, con 200mila produttori e 350mila ettari di vigneti, per un valore della produzione di 7,1 miliardi di euro, oltre ai 4,3 miliardi di euro delle esportazioni. Il tutto per un fatturato al consumo di 13,5 miliardi di euro. A frenare lo slancio offerto da questi “gioielli” del Made in Italy – evidenzia la Coldiretti – è però il fenomeno dell’italian sounding che nell’alimentare fattura oltre 60 miliardi di euro, quasi il doppio del valore delle nostre esportazioni agroalimentari.

“Due prodotti alimentari di tipo italiano su tre in vendita sul mercato internazionale – conferma Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti – sono il risultato dell’agropirateria internazionale. In testa alla classifica dei prodotti piu’ taroccati secondo la Coldiretti ci sono i formaggi  partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano che ad esempio negli Stati Uniti in quasi nove casi su dieci sono sostituiti dal Parmesan prodotto in Wisconsin o in California. Ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il pecorino Romano, l’Asiago o la Fontina  Poi ci sono i nostri salumi piu’ prestigiosi dal Parma al San Daniele che spesso “clonati” ma anche  gli extravergine di  oliva e le conserve come il pomodoro san Marzano che viene prodotto in California e venduto in tutti gli Stati Uniti.

La trattativa sull’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti, Tansatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) – ha sostenuto Moncalvo – è un appuntamento determinante anche per tutelare le produzioni agro-alimentari italiane dalla contraffazione alimentare e del cosiddetto fenomeno dell’Italian sounding molto diffuso sul mercato statunitense. A questa realta` – ha concluso Moncalvo – se ne aggiunge una ancora piu` insidiosa: quale è quella dell’ italian sounding di matrice italiana, che importa materia prima (latte, carni, olio) dai paesi piu` svariati la trasforma e ne ricava prodotti che successivamente vende come italiani senza lasciare traccia attraverso un meccanismo di dumping che danneggia e incrina il vero Made in Italy’, perché non esiste ancora per tutti gli alimenti l‘obbligo di indicare la provenienza in etichetta.