Diagnosticare il cancro da una goccia di sangue

prelievo sangue

La scoperta arriva dell’università Vrije di Amsterdam e con un semplice prelievo sarà possibile diagnosticare il tumore.

Secondo quanto afferma Tom Würdinger, che ha coordinato lo studio pubblicato su Cancer Cellar il test è riuscito a identificare la malattia nel 96% dei casi e potrebbe essere disponibile nel mercato tra 5 anni.

Le sperimentazioni in Italia

E’ bene ricordare che da tempo, nel campo della ricerca oncologica sono in corso diverse ricerche per trovare metodi in grado di identificare i tumori nelle fasi iniziali attraverso le analisi del sangue.

In Italia sono in corso sperimentazioni simili come quella sostenuta dall’AIRC che punta a identificare i grandi tumori come quello al polmone, alla prostata e al seno avvalendosi di analisi ematiche.

Identificare ‘i grandi tumori’. “La cosa importante – spiega Ugo Pastorino, direttore della Struttura complessa di Chirurgia toracica dell’Istituto nazionale tumori di Milano – è che la stessa strategia la stiamo applicando ad altri tumori oltre al polmone, e cioè a grandi tumori come quello al colon, alla mammella, alla prostata ed il melanoma, e ciò dovrebbe permetterci di mettere a punto un test che non sia semplicemente finalizzato alla scoperta di un solo tipo di tumore ma di tanti”. Con un obiettivo: “Il nostro sogno è quello di poter offrire un unico test del sangue che dia un profilo di rischio per tutti i grandi tumori“. Quanto ai tempi, “abbiamo un impegno a chiudere la fase di sperimentazione nei prossimi 2-3 anni e pensiamo di riuscirci”.

L’aspetto che però interessa di più i ricercatori, al di là delle possibilità di diagnosi precoce, è definire delle “strategie che possano servire a ridurre drasticamente la mortalità, attraverso la prevenzione mirata sulla base del singolo profilo di rischio individuale e attraverso terapia ad hoc: la diagnosi preventiva è cioè utile – chiarisce Patorino – solo nella misura in cui sarà in grado di ridurre la mortalità tra i pazienti”. “In pratica – afferma Pastorino – andiamo a dosare nel sangue dei meccanismi, dei regolatori di crescita, che non sono solo attivi sulle cellule tumorali ma anche sulle cellule sane dell’organismo che però collaborano con il tumore; andiamo quindi a spegnere tutti quei meccanismi che servono al tumore per crescere, riattivando i meccanismi di difesa”.