Rifiuti illeciti: 6 arresti nel centro Eni di Viggiano

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Traffico e smaltimento illecito di rifiuti nel Centro Olio di Viggiano (Potenza). L’azienda proprietà dell’Eni tratta il petrolio estratto in Val d’Agri, producendo al giorno 82.630 barili di petrolio e 3,98 milioni di metri cubi di gas. Secondo quanto riportato dall’Ansa, i sei arresti e i sequestri sono avvenuti grazie all’operazione del nucleo operativo ambientale dei Carabinieri (NOE), che hanno eseguito anche «un’ordinanza di divieto di dimora nei confronti di un dirigente della Regione Basilicata. I provvedimenti cautelari – emessi dal gip del Tribunale di Potenza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia – sono stati eseguiti nelle province di Potenza, Roma, Chieti, Genova, Grosseto e Caltanissetta».

L’inchiesta coinvolge non solo il Centro Olio in Val d’Agri a Viggiano dell’Eni, ma anche l’impianto estrattivo della Total a Tempa Rossa, dove tra gli indagati dalla Procura di Potenza figura anche Gianluca Gemelli, il compagno di Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo economico. Costretta a ressegnare le dimissioni, il ministro in alcune telefonate (poi intercettate e messe agli atti), favoriva gli interessi economici delle imprese del suo convivente Gemelli. Questi, come spiega Repubblica, «era interessato a fare in modo che si sbloccasse l’operazione Tempa Rossa, gestita dalla Total, perché secondo l’accusa le sue aziende avrebbero guadagnato circa due milioni e mezzo di sub appalti. E di questo parla al telefono con la compagna».

I sei arrestati sono Rosaria Vicino, ex sindaca del Pd di Corleto Perticara,Vincenzo Lisandrelli (coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all’Eni di Viggiano), Roberta Angelini (responsabile Sicurezza e salute dell’Eni a Viggiano). Nicola Allegro (responsabile operativo del Centro oli di Viggiano), Luca Bagatti (responsabile della produzione del distretto meridionale di Eni) e Antonio Cirelli (dipendente Eni nel comparto ambiente).

Rossella Muroni – presidente dell’associazione Legambiente – ha subito commentato l’accaduto, dichiarando che «occorre liberare i territori dalla schiavitù delle fonti fossili, ed è per questo che il referendum del 17 aprile potrà dare un enorme contributo alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo di un futuro pulito». «Quella del petrolio si conferma una filiera oscura e foriera di distorsioni che danneggiano pesantemente i territori».